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Il 9 giugno si delinea una linea del fronte che si rivelerà
rovente: la relazione introduttiva dei pm definisce attendibile
la teste Stefania Ariosto,
contestata invece con vigore dalla difesa. Le dichiarazioni
della Ariosto sono state verificate dalle indagini della Procura
di Milano e attraverso una mole di documenti raccolti in 182
faldoni. ''Nelle sue numerose dichiarazioni - spiega Ilda
Bocassini - la signora Ariosto ha riferito di fatti a sua
conoscenza che aveva appreso dagli imputati''. L'accusa non
ha dubbi: saranno provati i legami tra gli imputati e i soldi
finiti ad alcuni giudici romani per aggiustare sentenze, come
quella sulla Sme.
Il sostituto procuratore Ilda
Boccassini impiega tre ore per spiegare ai giudici della
1/a sezione penale del tribunale quali documenti saranno depositati
e quali testimoni saranno chiamati a deporre per provare il
reato di corruzione. Il difensore di Previti,
Giorgio Perroni, imitato dai colleghi della difesa, chiede
ai giudici un ''congruo rinvio del processo"', per poter
consultare gli atti. E' il primo atto che delimita un nuovo
terreno di scontro, oltre a quello dell'attendibilità
della teste che ha originato le indagini: per l'accusa la
tattica dilatoria della difesa è inammissibile, per
il Pm Ilda Boccassini tutti i difensori conoscono almeno dal
1997 le carte. Per l'avvocato Niccolò
Ghedini ''come abbiamo sempre sostenuto questo processo
è di un'inconsistenza assoluta e si basa sul nulla.
La procura cerca di dargli corpo inondando il tribunale con
migliaia e migliaia di documenti il cui stesso numero è
dimostrativo della vacuità dell'accusa''.
I giudici prendono tempo per decidere: le decine di migliaia
di fogli depositati dalla procura, intanto, causano problemi
che verranno poi denunciati dalla difesa: in tribunale non
c'è una stanza per contenerli e, per ora, restano in
procura..
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