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LE FORZE IN CAMPO

 

 NATO

Sono circa 2.700 i militari della forza Kfor con base attualmente in Macedonia. Non si tratta di forze combattenti, ma di reparti logistici (trasporti, comunicazioni ed altro) che formano la Kfor-Rear. Il contingente più massiccio è quello tedesco (circa 1.000 uomini), seguito dal francese (500), dall'americano (350) e da quelli italiano e spagnolo (200 ciascuno). La presenza Nato in Macedonia risale ai tempi della guerra nel Kosovo. Altri 1.300 uomini dell'Alleanza - quasi tutti italiani - sono in Albania e circa 37 mila (dei quali 5 mila italiani) in Kosovo.

Il testo dell'accordo sulle missioni NATO in Macedonia

 

 

Skopje

L'esercito di Skopje conta circa 10 mila effettivi che possono pero' arrivare in poco tempo a 120 mila con la mobilitazione dei riservisti, già annunciata per far fronte ai guerriglieri.
Una volta staccatasi dalla ex Jugoslavia, nel 1991, la piccola repubblica balcanica era dovuta partire praticamente da zero per la costituzione del proprio esercito. Negli ultimi tre anni, però, la Macedonia ha beneficiato del programma di cooperazione con la Nato 'Partnership per la pace' ed ha avuto in regalo dalla Germania materiale logistico e armamenti. Secondo esperti militari occidentali, le forze armate macedoni non sono comunque ben addestrate a far fronte alla guerriglia. E il fatto che nelle sue fila vi siano anche soldati di etnia albanese è una complicazione in più. E' anche per questo motivo che, almeno fino ad ora, Skopje ha preferito ricorrere alle forze di polizia, di cui fanno parte quasi esclusivamente agenti macedoni e slavi. La polizia Macedone comprende attualmente 7.000 uomini, che possono diventare 16.000 con la riserva.

 

 

UCK

I combattenti albanesi che da quattro giorni contro le forze armate macedoni sulle colline intorno a Tetovo, nella Macedonia nord-occidentale, dichiarano di appartenere all'Esercito di liberazione nazionale la cui sigla, Uck, è identica a quella dell'ormai disciolto Esercito di liberazione del Kosovo. Il nuovo Uck sostiene di rappresentare gli albanesi della Macedonia, ma le autorità di Skopje sostengono che questi combattenti sarebbero in realtà albanesi del Kosovo entrati illegalmente in Macedonia. Il retroterra politico della nuova guerriglia macedone sembra potersi ricondurre al Movimento popolare del Kosovo (Lpk) che dieci anni fa fondò in Kosovo l'Uck e al quale viene attribuita anche la costituzione del cosiddetto ''Esercito di liberazione di Presevo, Medvedje e Bujanovac'' (Ucpmb), altro movimento armato albanese che sta operando nella valle di Presevo, provincia della Serbia meridionale. L'Lpk rappresenta a Pristina una formazione politica legale nonostante abbia nel proprio statuto il progetto dell'unificazione nazionale albanese, in pratica il sogno della ''Grande Albania''. I combattenti dell'Uck, secondo gli esperti sono in grado di dare filo da torcere alle forze di sicurezza macedoni: dispongono di armamenti in grande quantità, conoscono bene il terreno e sono stati ottimamente addestrati dall'Uck del Kosovo.
Nessuno sa con precisione quanti siano. Fonti albanesi sostengono che possono mobilitare circa 4 mila combattenti.
Skopje afferma invece che gli effettivi su cui la guerriglia può contare non sono più di 500.

 


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