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LA STORIA
I macedoni
Alessandro Magno
La convivenza con Roma
Da Impero ad Impero
Macedoni ovunque, tutti in Macedonia
I movimenti indipendentisti
Le guerre balcaniche
Le guerre mondiali
Il dopoguerra
Verso la nuova Macedonia
La mediazione ONU
Primi passi difficili
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La
Macedonia del nuovo millennio nasce con un plebiscito per l'indipendenza
dalla Yugoslavia nel 1991, ma la sua storia è antica, legata agli
splendori dell'Antica Grecia e delle civiltà dell'Anatolia. Eppure,
la Repubblica macedone ha dovuto lottare persino per il nome con
cui farsi riconoscere dalla comunità internazionale. Al momento
dell'indipendenza, Atene temeva rivendicazioni territoriali sulla
regione ellenica della Macedonia. E il contenzioso internazionale
che ne è nato ha portato al riconoscimento di un Paese con capitale
Skopje che per tutti è la Macedonia, ma che ufficialmente si chiama
'Fyrom', acronimo inglese della macchinosa denominazione di 'Ex
repubblica jugoslava della Macedonia'. (Former Yugoslavia Republic
of Macedonia).
A partire dall'anno 700 a.C. un popolo che si autodefinisce macedone
migra verso est, dalla sua terra natale sulle rive del fiume Aliakmon.
Egea è capitale del regno che, con Amyntas I, si estende oltre il
fiume Axios e la Penisola Calcidica. Sotto Filippo II (359-336 a.C.)
la Macedonia raggiunge una posizione egemone all'interno della comunità
ellenica. Il popolo in armi elegge il re e funge da tribunale per
alto tradimento. L'espansione arriva con Alessandro Magno, che sconfigge
i Persiani porta gli eserciti di Macedonia fino all'Africa del Nord
e alla Penisola Arabica, passando per la Mesopotamia e giungendo
sino all'India: larga parte del mondo più civilizzato di allora
è sotto controllo macedone.
Costruito in soli undici anni, l'impero macedone diffonde la cultura
greca in Oriente. Alla morte di Alessandro (323 a.C.) segue una
fase di lotte interne, ma la Macedonia mantiene l'unità dell'impero.
Ma come vivono gli antichi macedoni? In maggioranza di agricoltura,
anche se nelle città si comprano e si vendono prodotti provenienti
dall'Oriente, anche perché boschi e sfruttamento minerario sono
prerogative esclusive del re.
Lo scontro con Roma toglie alla Macedonia la Tessaglia, e rende
l'antico Impero (168 al 146 a.C) provincia romana, con quattro sezioni
amministrative indipendenti. All'interno, la Macedonia vigila sulle
ribellioni dei greci e sui tentativi d'invasione dall'esterno, provenienti
dalla frontiera settentrionale. Verso il IV secolo d.C., la maggioranza
dei macedoni è già cristianizzata. Le invasioni di goti, unni e
avari nei Balcani non alterano in modo significativo la composizione
etnica dei macedoni, mentre gli slavi s'insediarono stabilmente
nella regione.
Tra il VII e il XIV secolo, la Macedonia passa di mano, finendo
sotto il controllo degli imperi bulgaro, bizantino e latino, fino
a rimanere quasi completamente dominata dai serbi, con l'eccezione
della repubblica di Tessalonica. Alla fine del XIV secolo, la Turchia
pianifica l'invasione dei Balcani. Nel 1371 conquista la maggior
parte della Macedonia e, nel 1389, nel Kosovo, infligge una sconfitta
decisiva all'impero serbo. Gli ottomani si appropriano delle terre
migliori e istituiscono un sistema feudale. I contadini cristiani
vengono sottomessi ai signori musulmani, ai quali pagano un tributo,
o vengono espulsi verso terre meno fertili: è questo forse uno dei
primi episodi di pulizia etnica nella regione.
Nel 1864, l'impero ottomano divide la Macedonia in tre province:
Tessalonica, Monastir, che comprende parte dell'Albania e Kosovo,
che apparteneva all'Antica Serbia. Nel 1878, la Russia impone alla
Turchia la nascita della Bulgaria, che 'fagocita' la maggior parte
della Macedonia. Ma le altre potenze europee la restituiscono all'Impero
Ottomano. Tutti vogliono la Macedonia, dove vie ormai una comunità
multietnica: bulgari, serbi e greci rivendicano i propri diritti
sulla Macedonia.
Alla fine dell'800 secolo in Macedonia cresce un forte movimento
nazionalista. Nel 1893, i macedoni di origine slava creano la VMRO
(Vatreshna Makedonska Revolutsionna Organizatsia), con il motto
"la Macedonia ai macedoni". Contemporaneamente, Bulgaria e Grecia
finanziano guerrigliri macedoni, che provocano la guerra greco-turca
del 1897. La Turchia utilizza i serbi per contrastare la VMRO e
i bulgari. L'aumento dell'attività cospirativa di bulgari, greci,
serbi e macedoni allarma gli Imperi. Nel 1903, Russia e Impero Austro-Ungarico
impongono per la nomina di un ispettore generale e la riorganizzazione
della polizia nella regione. La Turchia accetta, ma certo non piange
quando la popolazione insorge con l'appoggio della Bulgaria. La
repressione, spietata, si estende alla distruzione di 105 villaggi
di slavi macedoni.
Le due guerre dei Balcani, nel 1912 e nel 1913, dividono i territori
turco-ottomani. L'Impero della Porta cade nel 1908, grazie alla
ribellione dei 'Giovani Turchi'. Bulgaria e Serbia firmano un Trattato
di Mutua Assistenza al quale si uniscono Grecia e Montenegro. Preoccupata,
la Russia appoggia la Lega dei Balcani, per arginare l'avanzata
dell'impero Austro-Ungarico nella regione. Sconfitta la Turchia
nella prima guerra balcanica, gli alleati si scontrano tra loro.
La Bulgaria fa scoppiare la seconda guerra balcanica, affrontando
contemporaneamente Grecia e Serbia. Romania e Turchia si uniscono
a Grecia e Serbia al fine di sconfiggere la Bulgaria. Con il Trattato
di Bucarest, la Grecia acquisisce la Tessalonica e la maggior parte
della Macedonia costiera, il resto della Macedonia rimane quasi
completamente alla Serbia. consulta
la mappa
Allo scoppio della prima guerra mondiale, la Bulgaria vede proprio
nella Macedonia il terreno ideale per espandersi. Sofia si allea
alle potenze centrali (impero Austro-Ungarico, Germania, Turchia),
per occupare la Macedonia serba e anche parte della stessa Serbia.
Gli alleati (GB, USA, Francia, ecc) dopo la vittoria non cambiano
la frontiera greco-macedone e la Macedonia slava è inserita nel
nuovo regno serbo, croato e sloveno. Il re Alessandro impone la
legge serba a tutte le etnie del Regno: i macedoni sono slavi meridionali,
la chiesa viene messa sotto il controllo del Patriarcato Serbo e
il serbo, la lingua ufficiale, divenne obbligatorio sia nelle scuole
che nella vita pubblica. Alessandro muore assassinato da nazionalisti
croati, nel '34, mentre è a Marsiglia. Nella seconda guerra mondiale,
anche il territorio macedone è invaso dall'esercito nazista. Nel'
45, grazie alla lotta partigiana della Lega dei Comunisti Jugoslavi
(LCJ), nasce la Repubblica Popolare Federale di Jugoslavia, che
comprende anche la Macedonia 'slava' tra le sei repubbliche costitutive.
Una repubblica che ponte tra la Jugoslavia e la Bulgaria, che, si
pensava a Mosca, si sarebbero unite in una Federazione Balcanica,
comprendente eventualmente l'Albania, anch'essa governata da comunisti
dopo la guerra, e la Grecia, dove c'era una guerra civile tra comunisti
e anticomunisti per il controllo del paese. Il leader bulgaro Georgi
Dimitrov, di genitori entrambi macedoni, sembra ben disposto nei
confronti dei piani di Tito per unire la Macedonia del Vardar, che
faceva parte della Jugoslavia, con la Macedonia del Pirin, in Bulgaria,
ma la sua morte nel luglio 1949 e la rottura tra Tito e Stalin sulle
ambizioni di Tito, rende la cooperazione jugoslavo-bulgara una soluzione
di breve durata. Da quel momento, le relazioni tra la nuova Repubblica
di Macedonia e la Bulgaria sarebbero rimaste tese per decenni. consulta
la mappa
Tito riconosce che la Macedonia è la regione meno sviluppata del
paese. Il governo federale stanzia crescenti risorse a vari progetti
d'industrializzazione, soprattutto nei settori dell'acciaio e in
quelli chimico e tessile.
Nel 1989, il governo federale emenda la Costituzione macedone:
via qualsiasi riferimento alle minoranze. Nel gennaio del 1990,
il Congresso straordinario della LCJ apre a un sistema multipartitico,
ma non accetta la proposta di concedere maggiore autonomia alle
filiali repubblicane della LCJ. Dopo il congresso, le Leghe dei
Comunisti di Slovenia, Croazia e Macedonia si separano dalla LCJ:
nasce il Partito del Rinnovamento Democratico.
L'8 settembre 1991, in piena guerra tra le neonate repubbliche
di Croazia e Slovenia e l'esercito federale, i macedoni chiedono
con un plebiscito la separazione dall'ex federazione jugoslava.
Tutti i partiti politici macedoni appoggiano l'indipendenza. Non,
però, la minoranza albanese.
All'inizio del 1992, vari Paesi riconoscono la Croazia e la Slovenia:
per la Macedonia, però, c'è l'opposizione della Grecia, convinta
che quel nome costituisca un'usurpazione della storia e della cultura
greca. Per Atene, la Macedonia resta un'entità artificiale creata
dalla Jugoslavia quando la Grecia era ancora sotto l'occupazione
nazista. Riproporlo oggi significa rivendicare aspirazioni territoriali
sulla Macedonia greca, in Tessalonica. Anche la costituzione, che
sembra alludere al sogno di una grande Macedonia, per il governo
greco è inaccettabile, così come la bandiera scelta da Skopje: la
'stella di Alessandro Magno' patrimonio della cultura ellenica.
Il 12 gennaio 1992, in un plebiscito, la minoranza albanese
della Macedonia vota per la creazione di un proprio stato indipendente.
Il 3 aprile 1992, all'interno del territorio della Macedonia è proclamata
la Repubblica Indipendente Illirida (la repubblica degli albanesi
residenti in Jugoslavia. Ma nessuno la riconosce, e il governo si
dimette. La Nuova Federazione Jugoslava ritira le proprie truppe
stanziate nel paese. In agosto il Parlamento respinge la proposta
europea: rinunciate al nome 'Macedonia', e la Grecia ritirerà il
suo veto. Il socialdemocratico Branko Crvenkovski diventa primo
ministro in quello stesso mese e aggira l'ostacolo: la Macedonia
ottiene il riconoscimento del Paese da parte di Russia, Albania,
Bulgaria, Turchia.
La Macedonia esiste, e il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, nell'aprile
del 1993, ne raccomanda l'ammissione nell'Assemblea Generale, ma
con il nome provvisorio di "Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia".
Vengono avviati negoziati con la Grecia, con la mediazione del britannico
Lord Owen e dello svedese Thornvald Stoltenberg, già attivi nei
Balcani.
La vittoria del socialista Andreas Papandreu nelle elezioni greche
dell'ottobre 1993 imprime al confronto toni più morbidi.
Il 16 ottobre 1994 il presidente Gligorov è rieletto con il 52,4%
dei voti. L'Alleanza Socialdemocratica di Macedonia (ASDM) condotta
dal primo ministro Branko Crvenkovski, mette insieme un governo
di coalizione con i liberali, il Partito Socialista e il Partito
della Prosperità Democratica, il principale gruppo politico albanese:
nasce l'Alleanza per la Macedonia (AM). Nell'ottobre 1995, dopo
un attentato dinamitardo contro Gligorov, la Grecia rimuove l'embargo
commerciale. Nel 1996, un piano di privatizzazioni porta alla rottura
della coalizione di governo. Crvenkovski destituisce quattro ministri
liberali e forma un nuovo gabinetto. Gli attivisti albanesi continuano
a rivendicare il riconoscimento della propria lingua e cultura.
E alcuni cominciano a parlare apertamente di annessione all'Albania.
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