L'ultimo
articolo su Il Giornale
Nel 1974, Indro Montanelli fonda "Il Giornale", assumendone
la direzione. L'11 gennaio 1994 Montanelli lascia il quotidiano
di via Negri e fonda 'La Voce', con la volontà di creare un
giornale d'ispirazione liberale che chiude il 12 aprile dell'anno
dopo. In questo articolo, pubblicato su "Il Giornale"
il 12 Gennaio 1994, il commiato dai lettori
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Questo è l'ultimo articolo
che compare a mia firma sul giornale da me fondato e diretto
per vent'anni. Per vent'anni esso è stato - i miei compagni
di lavoro possono testimoniarlo - la mia passione, il mio
orgoglio, il mio tormento, la mia vita. Ma ciò che provo a
lasciarlo riguarda solo me: i toni patetici non sono nelle
mie corde e nulla mi riesce più insopportabile del piagnisteo.
Sento però di dovere una spiegazione ai lettori coi quali
mi ero impegnato a restare al mio posto "finchè morte non
sopravvenga" come dicevano i boia inglesi nell'annodare la
corda al collo degl'impiccandi. Sia chiara una cosa: nessuno
mi ha scacciato.
Sono io che mi ritiro per una
dei quelle situazioni d'incompatibilità di cui i lettori avranno
preso atto dallo scambio di lettere, da noi pubblicate ieri,
fra me e l'editore. Di questo editore, ne ho conosciuti due.
Uno è stato l'amico che mi venne incontro nel momento in cui
tutti mi voltavano le spalle: che non si è mai avvalso di
questo titolo di credito per limitare la mia indipendenza,
che ha sempre mostrato nei miei riguardi un rispetto confinante
e talvolta sconfinante nella deferenza (tutte cose che era
superfluo da parte sua ricordarmi perchè non ho mai perso
occasione di farlo io stesso). Eppoi ne ho conosciuto un altro:
quello che, trasformatosi in capo-partito, ha cercato di ridurre
il Giornale ad organo di questo partito suggerendogli non
soltanto le posizioni da prendere - e sulle quali non c'erano
in fondo grosse divergenze - ma perfino il linguaggio da usare,
e che, a lasciarlo fare, avrebbe finito per impormi anche
la "divisa"del suo partito, il suo look.
Tralascio le rappresaglie contro
la mia renitenza all'arruolamento, come gli attacchi dei suoi
Grisi televisivi alla mia persona. Ma non posso sorvolare
sull'ultima e più grave provocazione: la promessa alla redazione,
alla mia redazione, di cospicui benefici se si fosse adeguata
ai suoi gusti e desideri, cioè se si fosse ribellata a quelli
miei.
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A questo punto non avevo più
scelta. O rassegnarmi a diventare il megafono di Berlusconi.
O andarmene.Me ne vado. Ma non senza avvertire i lettori che
manterrò l'impegno preso con loro. Fra poche settimane essi
riavranno il loro giornale, fatto dagli stessi uomini del
Giornale, illustrato dalle stesse firme e nutrito delle stesse
idee del Giornale. Con qualche difetto - speriamo - in meno,
ma una cosa in più, di cui l'esperienza mi ha dimostrato l'assoluta
necessità: un assetto azionario che mi garantisca l'incondizionata
indipendenza. Anche i lettori potranno parteciparvi (e mi
auguro che siano tanti) sia pure con quote piccole o minime.
Della nostra "linea" non abbiamo
da cambiare una virgola. Nemmeno i nostri amici politici si
facciano illusioni. Noi potremo appoggiare l'uno o l'altro
a seconda che si schierino sulle nostre posizioni liberaldemocratiche,
ma mai noi su quelle loro, e tanto meno a scatola chiusa.
Nelle nostre pagine si respirerà, come sempre, il più grande
rispetto per le Istituzioni, ma mai l'odore del Palazzo, da
chiunque abitato. Quanto a Berlusconi, nessun rancore ci farà
velo. Gli abbiamo detto - e confermiamo - che il suo massiccio
e rumoroso intervento nell'arena elettorale non gioverà, secondo
noi, nè alla causa per la quale egli pensa di battersi, e
di cui temiamo che frazionerà ancora di più le forze, nè per
i suoi propri interessi. I fatti diranno se avevamo ragione
o torto. Se avevamo torto, lo riconosceremo lealmente. Se
avevamo ragione, fingeremo di essercene dimenticati. A presto
dunque, cari lettori.
Anche a costo di ridurlo, per
i primi numeri, a poche pagine, riavrete il nostro e vostro
giornale. Si chiamerà La Voce. In ricordo non di quella di
Sinatra. Ma di quella del mio vecchio maestro - maestro soprattutto
di libertà e indipendenza - Prezzolini.
Indro Montanelli
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