Circa tre mesi orsono, alla vigilia del suo ritorno a Sofia,
venne a trovarmi «come - mi disse - vecchio amico della mia
famiglia». In realtà questa famiglia la conoscevo poco. Avevo
avuto due colloqui con suo padre, re Boris, l' ultimo pochi
giorni prima della sua misteriosa morte, seguita alla scenataccia
con cui s'era conclusa una sua visita a Hitler. Poi avevo
visto lui, bambino o appena ragazzo, quando, subito dopo la
guerra, ero andato a trovare a Madrid sua madre Giovanna,
forse il pezzo più pregiato del gineceo Savoia. Insieme vi
conducevano una vita visibilmente grama: anche sul trono,
i Sassonia-Coburgo erano sempre stati a corto di quattrini,
o comunque vivevano come se tali fossero.
È noto che il balocco preferito di Boris era il treno: anche
da re si divertiva a guidarlo, con qualche preoccupazione
dei viaggiatori, che si sentivano tenuti a mascherarla. Con
Simeone parlammo a lungo di quel suo rientro a Sofia, che
non era il primo. Gli chiesi alquanto sprovvedutamente se
non temeva che, coincidendo con una campagna elettorale presentata
come decisiva per le sorti del Paese, la sua presenza venisse
equivocata. Un po' stupito che ne fossi all' oscuro (effettivamente
la stampa qualcosa ne aveva detto), mi rispose che aderiva
ad un invito rivoltogli da tutte o quasi tutte le forze democratiche
in campo.
Sebbene egli mi parlasse della situazione bulgara in termini
molto distaccati e realistici, pensai: «Il solito re che s'
illude di tornare sul trono», ed ebbi il cattivo gusto di
scherzarci un po' sopra. «Certo - gli dissi - nella difficile
arte della Restaurazione lei ha frequentato a Madrid un' eccellente
scuola: quella del suo anfitrione e parente Juan Carlos».
Rispose, ridendo:
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«Sì, ma una scuola basata su un solo precetto: aspettare
gli eventi, mai cercare di provocarli». Dalle attente cronache
del nostro Ferrari mi sembra di poter desumere che Simeone
sta applicando la ricetta con molto scrupolo. Non si sa se
le urne bulgare abbiano consacrato il capo di un governo di
coalizione o addirittura un potenziale presidente della Repubblica.
Lo diranno gli eventi. Anche se nelle adiacenze della dinastia
ho sentito parlottare di un giuramento fatto dal figlio alla
madre Giovanna, che fu la prima a rimetter piede in Bulgaria
e, dall' accoglienza che vi ricevette, a spingere il figlio
ad imitarla. Ma gli eventi diranno anche di che giuramento
si trattò: di restaurazione o di rinunzia alla medesima? Per
ora le due ipotesi si rincorrono. Conosco un poco la Bulgaria
per esserci stato prima e durante la guerra. E' un popolo
rozzo, tozzo e fedele. Nel '40 dovette entrare nell'alleanza
tedesca. Ma quando la Germania attaccò la Russia sovietica,
Sofia si rifiutò di seguirla per debito di gratitudine verso
quella zarista, che l' aveva sempre aiutata contro i Turchi,
e fu per questo che re Boris venne assassinato. Sicché l'
ultima volta che ci fui, ai primi del ' 43, Sofia era l' unica
capitale balcanica in cui la mattina si poteva andare a pranzo
con un attaché dell' ambasciata tedesca e la sera a cena con
uno dell' ambasciata sovietica. Lasciamo dunque che gli eventi
suggeriscano a Simeone la strada da scegliere.
Ma alle due che ho già detto egli può aggiungerne un'altra:
quella che prima di quest' avventura stava battendo, cioè
da semplice Mister Sassonia-Coburgo, personalità di alto livello
ed ampio credito nel mondo della finanza internazionale. Un
«trono» vale ancor oggi più di una simile qualifica? Anche
questo lo diranno gli eventi.
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