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Il saluto ai lettori, tratto dalla sua rubrica
sul Corriere della Sera - 30/06/2001
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Caro Tamburrano,
La tua affettuosa lettera, giuntami nel momento in cui anch’io,
come tutti i mortali, debbo procedere alla revisione e alla chiusura
dei conti col passato, mi ha fatto un infinito piacere.
Per vari motivi.Il primo di questi motivi è che tu sei il primo
e - mi pare - unico socialista ad essersi accorto che io non sono
mai stato un nemico del socialismo (dico «socialismo», non «partito
socialista»), e quando questo si è sbandato sotto i colpi di tangentopoli
ho preso il lutto in una lettera aperta a uno sconosciuto «compagno»
della mia giovinezza incoraggiandolo a rialzare dalla polvere la
sua bandiera e a richiamare intorno ad essa i fedeli, fra i quali
- sia chiaro - io non avevo mai militato e non milito. Non erano,
le mie, parole di circostanza.
Erano - e rimangono - quelle di un conservatore abbastanza spassionato
e nutrito di Storia da capire che non c’è, per la conservazione
di ciò che va conservato, nemico più mortale dei conservatori che
vogliono conservare tutto; e che un sistema capitalistico senza
un correttivo socialista diventa una jungla che conduce pari pari
a Carlo Marx. Di qui il mio amore per uno dei personaggi meno amabili,
sul piano umano, della nostra Storia, Giolitti, che sempre cercò
l’accordo con Turati, a cui il cretinume massimalista - che nel
vostro partito ha sempre dominato - lo impedì. Ma non sono soltanto
questi motivi di alchimia politica che ispirano i miei sentimenti
verso il socialismo quanto il ricordo dell’opera missionaria da
voi svolta presso le classi più umili dai vostri (perché ce ne furono
parecchi) Massarenti, le cooperative, le scuole serali per la lotta
all’analfabetismo.
Ecco il socialismo nel quale avrei potuto militare anch’io, se avessi
avuto abbastanza altruismo e abbastanza umiltà, e di cui l’attuale
società denunzia paurosamente la mancanza. Il vedervi - sbriciolati
in gruppi, gruppetti e gruppuscoli - annaspare nell’attuale centro-sinistra
in cui nessuno riesce a recitare la parte di se stesso, fa male
al cuore di un vecchio autentico liberal-conservatore come me.
Cosa aspettate, caro Tamburrano, a ridarci il socialismo, ma che
sia quello e quello solo: il socialismo di Turati e di Massarenti?
L’altro motivo che mi ha reso gradita la tua lettera è l’epilogo
della vicenda Silone. Io non vi ho alcun merito. La mia reazione
ai tentativi d’imbrattarne il nome e il ricordo fu istintivo, ma
senza apporto di prove e documenti. Siete stati tu e i tuoi due
compagni a compiere quest’opera meritoria, e che a riconoscerla
tale siano due giornali come l’Unità e Il Secolo d’Italia , eredi
di due partiti che, sia pure per ragioni opposte, avrebbero avuto
tutto l’interesse a discreditare il loro comune avversario, è cosa
che fa onore anche ai due giornali. Bene, caro Tamburrano. Credo
che come forza politica siate abbastanza mal messi. Ma in compenso
avete in mano una grande bandiera che prima o poi un esercito la
ritroverà. Arrivederci, al primo settembre, cari lettori.
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