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L'impatto economico / Chi trema. Chi specula
APPROFONDIMENTI
L'attentato kamikaze al World Trade Center di New York ha colpito uno dei massimi simboli del sistema economico americano e occidentale. Ma l'impatto, anche sui mercati e sugli equilibri mondiali dell'economia, è stato tutt'altro che simbolico. Wall Street ha riaperto le contrattazioni lunedì 17, il crollo temuto non c'è stato. Forti cali ci sono stati nei giorni seguenti, ma Alan Greenspan ha provveduto a mettere in piedi un "cordone sanitario", con la concertazione delle maggiori banche, attorno al Dow Jonson. Ma quanto potra durare? Nel mondo, i sinistri scricchiolii, sono stati contenuti anche interventi politici sui tassi. La situazione insomma è estremamente delicata, soprattutto in vista dell'intervento militare. In questo contesto il mercato è schizofrenico: da una parte c'è la paura della recessione e del "crollo" dei listini, dall'altra le iniezioni di fiducia che stanno dando i governi e le istituzioni finanziarie.
ECONOMIA DI GUERRA: CI PENSA LO STATO
"Addio New Economy, stiamo entrando nella War Economy" scriveva il Los Angeles Times. E non ha tutti i torti: potrebbe essere proprio l'"economia di guerra" (che evoca Pearl Harbour e Roosvelt) a costituire il nuovo volano alla ripresa Usa. L'amministrazione Bush sta difatti annunciando in questi giorni il più grande salvataggio pubblico di aziende private che si sia verificato negli Usa negli ultimi vent'anni: Bush ha firmato il decreto che dà 5 miliardi di dollari di aiuti alle compagnie aeree, più 10 miliardi di prestiti e una copertura finanziaria illimitata delle indennità alle vittime dei dirottamenti.
Il ministro dei Trasporti annuncerà che l'onere della sicurezza negli aeroporti sarà preso in carico dalle autorità federali (1,8 miliardi di dollari l'anno). Generosi aiuti sono in arrivo anche per il comparto assicurativo. E ancora: Bush ha creato un nuovo ministero per la sicurezza nazionale (Homeland Security), su cui cadrà una pioggia di finanziamenti: 10 miliardi di dollari, per ora, per la lotta al terrorismo. Inoltre saranno assunti migliaia di agenti per le scorte sui voli. E anche il richiamo dei riservisti costituisce un toccasana per il mercato: i posti di lavoro che hanno occupato fino a ieri dovranno essere rimpiazzati da nuove assunzioni.
Poi c'è l'industria privata. Alcuni settori si leccano i baffi: le aziende di biogenetica, come la Abgenix, già al lavoro per fornire al Pentagono i rimedi contro un eventuale attacco con armi chimiche o biologiche. Affari d'oro anche per le aziende del settore della sorveglianza elettronica e digitale. In particolare quelle che offrono sistemi di ricognizione facciale biometrica. Ossia programmi che passano in rassegna le registrazioni delle telecamere di sicurezza degli aeroporti e nelle banche. Buoni affari anche nel settore dei sistemi di intercettazione "intelligente" di telefonini e internet. Allargando all'indotto, tutta l'industria tecnologica trarrà giovamento, per la gioia di Silicon Valley, che si sta risvegliando dal letargo.
ECONOMIA DI GUERRA. AMERICA, STOP AI CONSUMI

Supermercati vuoti. Compagnie aeree che regalano i biglietti. Ristoranti e locali deserti. L'opulenta America si chiude in se stessa. Si rimette in discussione. Non è più capace di spendere come una volta. E aivoglia il Presidente Bush a sbarcciarsi per convincere gli americani ad uscir di casa. A riprendere una vita normale. Aivoglia i governatori degli Stati Usa a farsi riprendere in tv mentre fanno la spesa a Macy's o da WalMart. Aivoglia Alan Greenspan, il sacerdote del dollaro, a tagliare i tassi d'interesse per rinvigorire il potere d'acquiso: sembra di trovarsi difronte ad un altro popolo. L'economia Usa, basata sul consumismo estremo, sembra aver perso il suo piedistallo: la fiducia.

Dopo gli attacchi alle Torri Gemelle qualcosa sta veramente cambiado in America. E nulla sembra poter ricondurre la barca sulla rotta giusta. Ci stanno provando in tutti i modi per riportare alla luce la voglia di spendere. Le compagnie aeree abbattono le tariffe dal 25 al 50 per cento. La Delta Airlines ha addirittura annunciato che regalerà 10.000 biglietti per volare a New York. I grandi magazzini stanno rispolverando i cartelli con su scritto "saldi", completamente fuori stagione. Le case automobilistiche promettono sconti mai visti per cercare di riprendersi da un calo che raggiunge punte del 17%. Gli americani non né vogliono proprio sapere. Il patriottismo spinge la classe media a mettersi una mano sulla coscenza e ha comprare. Ha comprare qualsiasi cosa, solo per dare il loro sostegno all'economia. Ma il "consumatore militante" da solo non può curare i mali del paese. "I consumatori sono paralizzati dalla paura, l'economia è sotto shock", afferma George Soros.

Un popolo abituato ad avere un debito medio di 8.123 dollari con le carte di credito ha deciso di chiudere il borsellino. E il perchè è sotto gli occhi di tutti: già mesi fa, con lo scoppio della bolla speculativa, venne alla luce lo scandalo delle società che crollavano in borsa, rovinando i piccoli azionisti, mentre i loro manager intascavano liquidazioni da sogno. Poi l'America, l'11 settembre, si è scoperta vulnerabile. Nella ricostruzione dell'attentato sono emerse nuove pecche: l'inefficienza dei controlli negli aeroporti. Le compagnie per risparmiare subappaltavano la vigilanza a privati i cui addetti guadagnano meno di un cameriere di Burgy. Quindi per risparmiare le compagnie giocavano con la sicurezza degli americani. Un duro colpo alla fiducia. Poi i licenziamenti: più di 100.000 lavoratori hanno perso il posto nonostante Bush invitasse le imprese a non mettere gente per strada proprio adesso. E rispolvera i sussidi alla disoccupazione, lui, un presidente di destra. Le televisioni statunitensi perdono 300 milioni di dollari di pubblicità la settimana. Molte multinazionali hanno bloccato le campagne pubblicitarie. E comunque quando riprenderanno gli spot i messaggi saranno diversi. La rivista dei manager americani, "Fortune", che non è certo contro il capitalismo, scrive: "La storia guarderà i dodici anni fra il 9 novembre 1989 (giorno in cui cadde il Muro di Berlino) e l'11 settembre 2001, come l'epoca di un'America frivola ed egocentrica". Un giudizio severo, che nasce dall'interno del capitalismo Usa. Ed è forse il segno che l'America, anche quando l'economia ricomincerà a tirare, non sarà più la stessa.

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LA GUERRA FINANZIARIA DI BIN LADEN

Prima di bombardare l'Afghanistan gli Usa hanno dichiarato guerra alla rete finanziaria di bin Laden: George Bush ha congelato, il 24 settembre, i beni di 27 società americane che potrebbero nascondere i beni riconducibili ai terristi. Successivamente il numero di persone e società in odore di rapporti con i terroristi è salito a oltre 60. Sotto osservazione ci sarebbero anche le istituzioni caritatevoli islamiche, che raccolgono la Zakat (la decima religiosa) e gli istituti di credito che hanno mantenuto rapporti con la Banca Centrale Afghana nonostante l'embargo del '98 o che offrono investimenti nelle aree d'influenza islamoca. Bush ha inoltre invitato tutti i Paesi a fare altrettanto: se non lo faranno ne congelerà i beni depositati negli Usa. Anche la Germania si è mossa sulla stessa lunghezza d'onda. Ha bloccato 13 conti bancari, intestati a persone vicine a bin Laden, per un ammontare complessivo di almeno 2,7 milioni di marchi: 2,7 miliardi di lire circa. Ne ha dato notizia oggi a Berlino il ministero dell'Economia. Dodici dei 13 conti sono stati bloccati sulla base delle direttive emesse dalla Ue in conseguenza della risoluzione di embargo contro bin Laden, approvata dall'Onu alla fine del 1999 e alla fine del 2000. Il tredicesimo conto sospetto è stato chiuso su disposizione del governo tedesco.


Sangue, terrore e speculazioni in Borsa. E' questa la ricetta che deve aver ispirato la strategia dello sceicco saudita Osama bin Laden, principale indiziato per gli attentati suicidi negli Stati Uniti. La conferma verrebbe dall'analisi degli ordini di vendita e di acquisto partiti da Ginevra e da Lugano e che avrebbe interessato alcuni titoli quotati, prima e dopo l'attentato in diverse Borse europee. Venti minuti prima degli attentati a New York e Washington sarebbero partiti massicci ordini di vendita su alcuni titoli quotati su diverse piazze finanziarie europee, tra cui Morgan Stanley e Lloyd's. Gli ordini sarebbero pervenuti da alcune societa' controllate dalla holding finanziaria di uno dei fratelli di bin Laden che ha sede a Ginevra. Questa società, che in passato ha costituito numerose società anche in alcuni paradisi fiscali, è sospettata di avere rapporti con l'organizzazione di Osama bin Laden.
All'ondata di vendite sono seguiti gli acquisti. I settori piu' gettonati sarebbero stati soprattutto quelli del comparto petrolifero e chimico. Sui movimenti in Borsa si indaga anche in Italia. La Guardia di Finanza e la Consob, la commissione che vigila sui mercati e gli intermediari, hanno intanto avviato un'inchiesta sulle presunte speculazioni che sarebbero avvenute in Piazza Affari. Sotto la lente degli investigatori e degli uomini della Consob sono soprattuto i movimenti avvenuti su alcuni titoli quotati tra il 10 e l'11 settembre scorso.

I mercati globali sembrano essere vulnerabili come le democrazie. E il sospetto che l'offensiva dei terroristi abbia interessato anche gli indici di borsa è forte. Il meccanismo è semplice: prima del loro attacco i terroristi possono aver ingaggiato un gioco al ribasso che, in queste ultime settimane, ha ulteriormente depresso le borse mondiali, già segnate da ben 16 settimane negative. Prove non ce né sono, anche perchè è assai difficile individuare il confine tra una "normale" operazione ribassista e un ordine allo scoperto di uno speculatore che, a differenza degli altri, ha l'enorme vantaggio di sapere che martedì 11 potrà ricoprirsi (cioè acquistare i titoli venduti qualche giorno prima senza averne ancora materialmente perso il possesso) ad un prezzo molto più basso. Ma uno scenario di questo tipo è possibile e consentirebbe ai terroristi di guadagnare anche migliaia di miliardi. Nella settimana precedente all'attacco alcuni titoli assicurativi europei (Munich Re, Axa e Swiss Re) hanno registrato dei crolli molto superiori agli indici di borsa. Secondo ndiscrezioni si è saputo che l'Fbi e la Security Exchange ommission (la Consob statunitense) stanno indagando su questa anomalia. Il sospetto è che i forti cali siano dovuti a operazioni speculative degli attentatori. E quali, se non gli assicurativi, avrebbero reagito negativamente alla notizia del disatro dell'11 settembre? C'è da dire inoltre che Al Quaeda, l'organizzazione di Bin Laden, ha un livello di sofisticazione tale da poter effettuare un'operazione speculativa sui mercati finanziari. Dispone difattidi un apposito comitato finanziario e fino a qualche anno fa gestiva una società di trading, la Taba Investment. La borsa di Tokyo ha aperto un'indagine per accertare se vi siano state transazioni finanziarie legate a Bin Laden, prima o dopo gli attacchi usa.

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IL BORSINO DELLA CRISI

Ammonta a 105 miliardi di dollari il conto dei danni degli attentati alle Torri Gemelle. Mentre si stima che le mancate entrate tributarie per quest'anno nella città di New York, saranno di 3 miliardi di dollari (oltre i 6.000 miliardi di lire).


Le perdite delle compagnie aeree
Le compagnie aeree americano hanno registrato le peggiori perdite della loro storia. Tanto che la Continental Airlines ha licenziato 12.000 dipendenti, pari al 21% della forza lavoro. Sulla stessa linea sembra muoversi anche la Boeing che progetta un ridimensionamento della propria manodopera, pari al 20-30%, cioè fino a 31 mila persone. La Northwest Airlines, quarta compagnia al mondo per dimensioni, ridurrà del 20% la propria gamma di voli; e soprattutto a partire dal 1 ottobre ridimensionerà il suo personale.
Ecco i numeri. Centomila tagli nel comparto aereo solo negli Usa. Una dopo l'altra. quasi tutte le maggiori compagnie di volo hanno annunciato ridimensionamenti al personale. Il presidente Bush ha annunciato una pioggia di miliardi (5 milairdi di dollari) per cercare di arginare la crisi del settore. Guai anche in Europa dove oggi, la British Airways, ha deciso un taglio di 7.000 posti di lavoro (12% del personale) e una riduzione del 10% dei suoi voli. La flotta sarà difatti ridotta di dieci unità, con il ritiro anticipato dei Boeig 747-200. Mnetre altri sei Boeig 676 e quattro altri aerei saranno ritirati dalle tratte brevi. Anche la Lufthansa, per restare nel Vecchio Continente, ha congelato tutti i piani di acquisto dei nuovi jumbo e ha bloccato nuove assunzioni. Ha inoltre annunciato un rincaro dei biglietti per coprire i costi di assicurazione e delle nuove misure di sicurezza. La Swissair ha reso note le stime di perdita dell'ultima settimane: 65 milioni di franchi. Mentre si aspetta, per il futuro, una contrazione del 10-15% di passeggeri, sulle rotte noramericane, e di un 5-10% sulle altre rotte.

Per quanto riguarda il personale che lavora negli aeroporti: negli scali di La Guardia e Jfk i 39.000 lavoratori subiranno un taglio di 7.500 unità.


L'Alitalia taglia personale e aerei
Anche la compagnia di bandiera italiana ha annunciato un ridimensionamnto del personale. L'Alitalia licenzia 2.500 lavoratori, 900 tra il personale di volo e 1.600 tra quello di terra, e ridurrà la sua flotta navale. Sei velivoli del tipo Md80/Md82 e due Md11 saranno eliminati. Mentre i Boeig 747, sette in tutto, verranno radiati a cominciare dall'inizio di novembre e per finire nel 2002.


Attacco agli Usa. Conto salato per le assicurazioni: 150 mila miliardi
Potrebbero arrivare ad oltre 73 miliardi di dollari (poco meno di 150.000 miliardi di lire) le perdite che accuseranno le compagnie d'assicurazione di tutto il mondo come conseguenza degli attentati terroristici negli Usa. La stima - riportata da Ads - èdel colosso assicurativo Berkshire Hathaway Ltd che, con una perdita di 2,2 miliardi di dollari, si trova in testa alla classifica delle 60 compagnie che stanno accusando le perdite piu' rilevanti. Si tratta infatti di una realta' in rapida evoluzione, tanto che non poche compagnie hanno dovuto rivedere al rialzo nel giro di pochi giorni le stime iniziali. Un esempio per tutte e' quello della Swiss Re che e' passata da 1,280 di 15 giorni fa a 2,1 miliardi di dollari di oggi.

Gli attentati terroristici alle Torri Gemelle e al Pentagono costeranno ai Lloyd's di Londra 1,3 miliardi di sterline, circa 4.000 miliardi di lire, la cifra piu' alta di tutti i tempi per un solo evento. Questi i numeri resi noti dalla compagnia di assicurazione inglese. La stima supera infatti la cifra gia' record di 930.000 sterline di risarcimento per l'uragano Hugo che colpì gli Stati Uniti nel 1989. Alle società assicurative, dicono i Lloyd's, gli attentati potrebbero costare complessivamente oltre 20 miliardi di dollari, vale a dire 40.000 miliardi di lire.

I profitti di chi costruisce aerei militari
C'è anche chi guadagna da un probabile conflitto: La Lockheed Martin Co. ha stipulato un contratto da 818,4 milioni di dollari per la fornitura al Pentagono di dieci rivoluzionari modelli di caccia stealthF-22 "Raptor". La notizia è stata diffusa da fonti dell'Air force Usa. Il Pentagono aveva già in programma l'acquisto di 331 nuovi caccia, ma, dato che era stato già sforato il budget di 60 miliardi di dollari per la difesa, aveva annunciato di acquistarne solo 295. L'Areonautica militare statunitense ha annunciato anche l'imminente firma di un contratto con la United Technologies per la produzione di venti motori F119-PW-100 per caccia, progettati per rimpiazzare gli F-15.

Pakistan: il boom dei telefonini
Cresce la voglia di telefonino: dopo gli attacchi alle Torri Gemelle e con il clima di incertezza e paura che si è diffuso nel paese asiatico, il più grande gestore di telefonia mobile del Pakistan, controllato dall'Egiziana Orascom, ha visto un aumento degli abbonamenti del 50% negli ultimi giorni. "La gente - ha commentato il presidente della compagnia, Orascom Naguib - quando si sente ansiona ha la tendenza a comprare un telefonino".

La crisi del turismo
Campana a morto anche per il turismo italiano: dall'11 settembre a fine mese, il mancato arrivo di turisti americani, farà perdere al settore circa 100 mila miliardi di lire (500 fino a dicembre) con una contrazione delle prenotazioni intorno al 15-25%. Lo hanno reso noto le associazioni di categoria che hanno chiesto aiuto al Governo. Per quanto riguarda gli Usa sono già 2.000 gli addetti al turismo che hanno perso il lavoro. Mentre l'industria newyorkese del settore ha stimato una perdita di 2,5 milioni di dollari nel quarto trimestre.

General Electric
ha rivisto le proprie proiezioni di bilancio con un ribasso di 400 milioni di dollari in perdite assicurative al WTC.

Ford
chiude alcuni impianti per la carenza di parti delle auto e taglia la produzione del 13 per cento circa. IL

Dollaro
si mantiene basso per il sesto mese consecutivo.

Petrolio
greggio è vicino ai 30 dollari al barile, la quotazione più alta dalla guerra del Golfo.

La produzione industriale USA
è in rallentamento per l'undicesimo mese consecutivo.

I mercati europei
europei hanno chiuso la loro peggiore settimana (quella degli attentati) degli ultimi tre anni

Vacillano i consumi
Dopo mesi di caduta delle borse, declino delle esportazioni e collasso degli investimenti, la sola cosa che manteneva in positivo l'economia americana era la spesa dei consumatori. Adesso, molti economisti temono che anche questa finisca.

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