È un'inchiesta
sulla popolazione colpita dagli effetti dell'uso
militare dell'Uranio impoverito, realizzata nelle
zone vicine a Sarajevo, e in particolare nella località di
Hadzici, dove sorgevano apparati di logisitca militare
e fabbriche belliche serbe. Qui la NATO impiegò,
nell'estate del 1995, circa 3400 proiettili all'Uranio
Impoverito.
Viene riportata la testimonianza dei medici attivi
nell'area: essi parlano di oltre 150 casi all'anno
di tumori e leucemie tra i 5000 profughi serbi della
località di Hadzici, spostatisi poi a Bratunac,
al confine tra serbia e Bosnia-Herzegovina
La troupe di Rainews24, grazie al fortuito incontro
con l'équipe attrezzatissima di una Tv giapponese
presente sul luogo che ha messo a disposizione strumentazioni
scientifiche di altissima precisione, ha riscontrato
in alcune aree una radioattività pari a 120microsievrt/ora.
Tale radioattività è superiore, in
un giorno, alla massima quantità compatibile
con l'organismo umano in un anno, seondo le organizzazioni
internazionali.
Sono stati intervistati alcuni bambini, inviati in
Italia dalle zone bombardate perché affetti
da diverse forme di linfoma e leucemia. Giocando
nelle aree coinvolte dal conflitto, avevano manipolato
la terra smossa dalle esplosioni, contaminandosi
irrimediabilmente.
La fabbrica Remont, dove si riparavano i corazzati
serbi, sorge proprio nella località di Hadzici;
il direttore dell'impianto fornisce un'ipotesi allarmante:
il metallo proveniente dai carri armati colpiti da
proiettili all'Uranio Impoverito potrebbe essere
finito anche nel ciclo di produzione dell'acciaio
italiano.